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2017

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Presentazione del critico Domenico Monetti per la rassegna al Cinema Trevi: “Roberto
Di Vito, un regista sui generis” :
Assistente alle riprese per due film di Nanni Moretti (Bianca e La messa è finita).
Segretario di edizione del film La setta di Michele Soavi. Regista, operatore e montatore
video di backstage di importanti spot pubblicitari, tra i quali tre per la Banca di Roma diretti
da Federico Fellini. Lavora sui set di Phenomena, Opera e Due occhi diabolici di Dario
Argento.
Esordisce ufficialmente alla fine degli anni Ottanta con un cortometraggio thriller La notte
del giudizio, (Acquistato e messo in onda nel 2000 sul canale satellitare di Stream C.N.I. )
Ha cominciato a quindici anni girando una quarantina di cortometraggi in super8, alcuni di
questi devono molto all’estetica autarchica del primo Nanni Moretti. Ma è con Sole (1994),
vincitore del premio del pubblico al Festival di Capalbio 1995, che si delinea una cifra
autoriale più precisa:
A Di Vito interessano gli spazi, i luoghi, gli stessi corpi attoriali che tendono all’astrazione.
Il cortometraggio successivo, forse il capolavoro del regista, Ai confini della città, è un
amaro apologo di una civiltà e di più generazioni allo sbando, all’interno di una Roma
inedita, completamente svuotata, pronta alla desertificazione, molto vicina ai paesaggi
apocalittici di Ciprì e Maresco.
Vincitore di svariati premi, tra i quali il Globo d’Oro nel 1998, segna anche il passaggio
verso un approfondimento di tematiche sempre più personali: l’attenzione verso gli ultimi,
condito da un realismo magico ambientato in luoghi mai banali, dal corto comico,
interpretato da Stefano Masciarelli, Il parco (2000), all’astratto Righe (2001) e
all’intenso L’angelo (2004). Per arrivare poi all’agognato esordio al
lungometraggio Bianco, rielaborazione dell’omonimo cortometraggio del 2001, summa del
cinema corto del regista con echi polanskiani e antonioniani.
Dopo aver partecipato al Fantafestival e Bari International Film Festival 2011, arriva
finalmente in dvd, distribuito da CG Home Video.

18 novembre 2017 17.57.41 CET

Per il critico Anton Giulio Mancino: «Non è facile imbattersi nel panorama asfittico delle
opere prime, molte delle quali terribilmente omologate, in un film come quello di Roberto
Di Vito, così attento ai valori plastici e figurativi della composizione, della messa in quadro
geometrica e rigorosa di ossessioni visive ed esistenziali, tali da renderlo, al di là del
pretesto narrativo, particolarmente adatto ad esplorare i territori del fantastico, da decenni
assai poco proficuamente praticati nel cinema italiano» di Anton Giulio Mancino ("La
Gazzetta del Mezzogiorno", "Cinecritica", “Cineforum")

18 novembre 2017 17.54.21 CET

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